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La necessità dell’infanzia – Maria Beatrice Toro

U n tempo l’infanzia veniva vissuta secondo modalità e tempi di vita specifici, chiaramente differenziabili da quelli dell’adolescenza e dell’età adulta. Quando nasceva un bambino i genitori creavano attorno a lui un ambiente protettivo adatto alle sue necessità, un nido in cui accoglierlo e prendersene cura. Con il processo della crescita il bambino usciva progressivamente da questo nido e si apriva, per gradi, agli stimoli del mondo esterno. Anche i bambini più grandicelli conducevano una loro vita, separata da quella dei genitori: non uscivano con loro la sera, solo raramente partecipavano ai loro viaggi e spostamenti, ma giocavano e stavano con i coetanei. Era un’esistenza da bambini.

Oggi la specificità dell’ infanzia sembra essere una realtà in declino; i bambini vivono, infatti, secondo modalità adultizzate, seguendo dappertutto i genitori – a teatro, al cinema, al ristorante, nei centri commerciali  – e sono spinti da una forte pressione mediatica ad assumere atteggiamenti adultizzati nel vestire, nel parlare, nel relazionarsi con gli altri. I bambini tendono a comunicare da pari a pari con gli adulti, contrattano con i genitori regole e norme di vita, spesso li precedono nelle competenze tecnologiche. Le conseguenze di tale stato sono, purtroppo, quanto mai sotto i nostri occhi: i bambini, esposti a messaggi non adatti alla loro età e bombardati da stimoli come mai era accaduto nella storia, mostrano segni di disagio evidenti. La stessa incidenza della psicopatologia infantile è in aumento, dai deficit di attenzione, ai comportamenti iperattivi e oppositivi, fino alle fobie più varie (specialmente riguardo al contesto scolastico).
Per i bambini, evidentemente, l’infanzia è una necessità. Si rende fondamentale, allora, contribuire a diffondere una cultura che protegga questo tempo della vita e sottolinei la dimensione educativa di cui i bambini hanno bisogno e che gli adulti spesso negano loro, intrappolati in una rete di insicurezze e precarietà personali, troppo presi dal bisogno di essere amati, anche dai figli. Adultizzazione del bambino e infantilizzazione dell’adulto (difficoltà a prendersi responsabilità, permanenza della dimensione ludica, impulsività, necessità di continue gratificazioni, ecc.) sono, allora, due fenomeni della post modernità che vanno di pari passo. In questo contesto di confusione generale, i bambini ci appaiono disorientati, privati delle sicurezze che derivavano dal vivere entro una dimensione specifica, adatta al loro progressivo sviluppo.

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